Scempio Alpi Apuane - Salviamo la Lunigiana

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Lo SCEMPIO delle Alpi Apuane in nome del DIO MARMO


Alpi Apuane, fiere montagne che si ergono dal mare in tutta la loro grandezza, i giganti protettori della Lunigiana e della Garfagnana. Minacciate dalla loro stessa bellezza, una bellezza interna, il MARMO che la follia umana estrae a ritmi sempre più incessanti con tecniche sempre più devastanti. Il tutto nel silenzio delle amministrazioni locali e regionali, e nell'indifferenza della popolazione ormai assuefatta a quei buchi bianchi nel paesaggio Apuano. Le Alpi Apuane, che sono oltretutto un Geoparco Europeo e Mondiale dell'UNESCO, non possono più sostenere un'attività estrattiva/distruttiva di tale entità. Negli ultimi 20 anni, è stato cavato più marmo di quanto non sia stato fatto in 2000 anni di storia dell'escavazione. Alcune cifre: 5 milioni di tonnellate di marmo, e quindi montagna, estratte ogni anno. Di queste 5 milioni di tonnellate, 4 sono scarti di lavorazione. Solo un quinto viene estratto in blocchi e usato per realizzare sculture ed edifici. Il resto sono detriti generati dalle moderne tecniche di scavo. Da qualche decennio il marmo non viene più usato per fare manufatti artistici e di pregio, ma, sminuzzato e ridotto in polvere, viene utilizzato nella colla per piastrelle, come sbiancante della pasta, abrasivo nel sapone e nei dentifrici, nell’industria del vetro e della carta ecc..All’inizio degli anni novanta, multinazionali come la svizzera Omya o la francese Imerys hanno capito che quei detriti potevano essere molto redditizi se trasformati in carbonato di calcio da usare per sostituire il piombo nelle vernici, l’amianto nei tetti, la fibra di legno nella carta, nei cosmetici, nelle pasticche di vitamine e nel dentifricio. Un quintale di carbonato di calcio costa 10.800 euro, mentre una tonnellata di marmo bianco puro costa 3.300 euro. Da alcuni decenni, grazie all’utilizzo di macchine sempre più perfezionate, la capacità estrattiva si è centuplicata rispetto al periodo prebellico e questo consente l’escavazione di una grandissima quantità di prodotto in tempi molto ridotti. ll milione di tonnellate che resta in blocchi non viene neanche più lavorato in terra apuana ma prende le vie del mare per essere lavorato in paesi dove la manodopera costa meno come la Cina, l'India ed il Nord Africa. La risorsa marmo non è rinnovabile e dunque, il DANNO AMBIENTALE che oggi si determina su queste montagne è irreversibile.



"Ferma la distruzione delle Alpi Apuane"
Lanciata il 15 Ottobre, in pochi giorni ha già superato le 2000 firme!

 
 
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